Pillola 3

Non mi accorgo di quanto mangio davvero

Nella stragrande maggioranza delle mie giornate pensavo di mangiare “pulito”.
La sera andavo a letto convinto di aver fatto un giorno rigoroso.

Evidentemente non era così.
Il peso non scendeva e, soprattutto, le forme non miglioravano.

Eppure non capivo dove sbagliavo.

Ho iniziato a dare la colpa al metabolismo, alle ossa grosse, all’età.
“Non sono riuscito a dimagrire a 25anni, figuriamoci se ci riesco ora a 35 anni”.

Mi stavo costruendo alibi che mi impedivano di cercare davvero l’errore.

Eppure all’inizio partivo bene.
Misuravo ogni singola cosa che mangiavo e me la segnavo: prima sugli appunti, poi sulle app contacalorie.
Mangiavo solo ed esclusivamente i cibi inseriti nella dieta numero 2893 che avevo iniziato.

Puntuale.
Preciso.
Come un soldato giapponese.

Poi, dopo un tempo variabile, iniziavo a mangiare qualche fetta di salame o qualche snack che mi mancava.
Ma segnavo tutto, eh.
Pesavo la fetta di salame, il cracker, controllavo quanti grassi stavo introducendo.

A un certo punto, convinto di essermi fatto l’occhio, smettevo di pesare proprio tutto tutto tutto.
Andavo “a sensazione”.
Stimavo i pesi, spesso da cotti.

Ogni tanto scappava qualcosa.
Due arachidi all’aperitivo, cosa vuoi che spostino.
Una birra il sabato sera, figurati.

Poi piano piano iniziavo a compensare.
“Ok, stasera però una carbonara me la merito. Sono tre settimane che sono a dieta ferrea. Conto nell’app 100 grammi di pasta e il condimento domani lo smaltisco allenandomi di più.”

Lentamente, lentamente, lentamente, mi ritrovavo a fare scelte a caso.

Il soldato giapponese di tre settimane prima era diventato una persona che si stava semplificando così tanto da sembrare quasi in malafede con se stessa.

Eppure, come nella pillola 2, ero partito forte.
Forse troppo forte.

Forse questa cura maniacale nel cibo e nel conteggio delle calorie mi aveva semplicemente prosciugato le energie, perché non era sostenibile.

Con i grigi non sono mai stato bravo.
O una cosa era bianca o era nera.
E quando la precisione iniziava a saltare, tanto valeva non farla più.

“Piuttosto sai che faccio?” pensavo.
“Mi alleno di più per compensare.”

Ma la compensazione non è equilibrio.

Mi sono reso conto di quante cose non segnavo davvero:
la coccola pre-nanna, quei due biscotti mangiati prima di infilarmi sotto le coperte.
E intanto nell’app stavo attento a pesare e a dividere il peso dei broccoli da quelli dei pomodori nell’insalatona.

Forse era più utile guardare uova, guanciale e olio dentro i miei 100 grammi di carbonara.
Non per evitarli.
Ma per considerarli.

Ancora oggi succede eh…
Sottovaluto piatti quando non ne conosco gli ingredienti o sbaglio i pesi quando non ho una bilancia.

La differenza è che oggi questi errori stanno dentro un sistema più robusto in cui hanno meno impatto sul mio percorso.
Non mi crocifiggo.
Li osservo onestamente e li riporto in equilibrio.

E se il problema non fosse cosa mangi,  ma quello che non stai considerando?

👉 Prosegui con la pillola 4:
È il weekend che rovina tutto


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